«Quello che ogni giorno un pendolare passa sul treno è un tempo morto: come si usa dire con esattezza brutale quanto inapparente», continua lo scrittore. In realtà, ci sono pendolari che quel tempo lo utilizzano non solo per studiare, per leggere il giornale o per dormire, ma anche per imparare di nuovo a meravigliarsi. Per riscoprire la bellezza di un paesaggio nelle diverse ore del giorno. Per parlare, in un mondo dove la comunicazione è ostacolata proprio dalla mancanza di pause. Per creare legami, che possono trasformarsi in amicizie o amori.

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